Le domande frequenti di genitori e insegnanti

Centro Regionale per la Cura dei Disturbi dell'Alimentazione e del Peso di Chiaromonte - Azienda Sanitaria Locale di Potenza

 

LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI DI GENITORI ED INSEGNANTI

  • Come ci si ammala di Disturbo Alimentare?

 Sono diversi i fattori che possono favorire la comparsa di un D.A.: sociali, biologici e psicologici. In genere al centro della malattia vi è una notevole insoddisfazione del proprio corpo, caratterizzata da continui tentativi di modificarlo ricorrendo, a volte anche per molti anni, a diete, vomito, lassativi o altri prodotti che stimolano l’evacuazione; inoltre, a questa profonda insoddisfazione si associa una condizione di disagio emotivo fino ad un vero e proprio blocco delle emozioni, calo d’umore, depressione.

  • Che differenze ci sono tra A.N. e B.N.?

Tutti e due i disturbi sono caratterizzati dalla preoccupazione per il peso, da una dispercezione del corpo (alterata visione del corpo) e dalla ferrea convinzione circa l’Influenza delle forme corporee sull’autostima. Sul piano psicologico, i pazienti affetti da A.N. manifestano un comportamento ossessivo che favorisce i complessi rituali alimentari, e non solo, che li portano alla perdita di peso. Nei pazienti affetti da B.N. prevale la compulsività che, ostacolando i tentativi di restrizione alimentare, favorisce la comparsa di abbuffate con conseguente aumento di peso e messa in atto di meccanismi di compenso: vomito, lassativi, iperattività fisica ecc.

  • Quali sono le principali cause “esterne” che possono favorire la comparsa di Disturbi Alimentari?

E’ unanimemente riconosciuto dagli specialisti il ruolo fondamentale che hanno i fattori culturali e sociali; non a caso i DA sono più frequenti in quelle società dove maggiore è la spinta verso la magrezza, intesa come massima espressione della bellezza, soprattutto se, almeno all’inizio, ci sono molte e forti aspettative provenienti dalla famiglia e/o dal contesto sociale. Un altro fattore di rischio è anche rappresentato da uno stato fisico di sovrappeso. Da non sottovalutare, infine, il ruolo favorente di alcuni sport dove è massima la sollecitazione a cui viene sottoposto il corpo, come la danza, ginnastica a corpo libero, o particolari attività come quella delle modelle.

  • Quindi è vero che un D.A. inizia sempre con una dieta?

In genere nell’anamnesi delle pazienti vi è quasi sempre una dieta o una perdita di peso ma non è una regola. A volte, come nell’Anoressia, il rifiuto del cibo, assume il significato di una protesta, un vero e proprio “sciopero della fame” provocato da un disagio o da un estremo bisogno di attenzione. Nella Bulimia, la dieta è sempre presente sotto forma, almeno all’inizio, di una significativa restrizione alimentare, in seguito non si riesce a mantenere quel tipo di alimentazione, si perde il controllo, riprendendo a mangiare anche voracemente si recupera il peso e compaiono i sensi di colpa, ricorrendo, dopo, ai metodi di compenso.

  • Quanto incide la moda?

La moda ha sicuramente rinforzato i parametri estetici incentrati sulla magrezza, eccessiva in molti casi, sicuramente contro natura, che si colloca dalla parte opposta circa il benessere fisiologico. Questa mitizzazione del corpo è la causa principale dei problemi che possono colpire persone fragili ed insicure, alla base della comparsa del disagio. Inoltre, studi importanti hanno chiarito che il maggiore successo conseguito dall’industria dello spettacolo è stato la capacità di esportare insicurezza, soprattutto se la donna viene valutata per la sua forma fisica. Ma molte altre insicurezze legate all’immagine corporea hanno origine nell’infanzia ed il modello di educazione sostenuto da società e scuola, attento a valorizzare la componente intellettuale e mentale, ma poco preparato ad occuparsi della dimensione corporea, non ne favorisce la soluzione.

  • Come possiamo renderci conto che nostra figlia inizia ad avere un D.A.?

Sono molti i segnali da valutare: prima di tutto la richiesta incessante di una dieta anche in presenza di normopeso, e un comportamento rigidamente ossessivo nel seguirla; naturalmente nell’anoressia il calo di peso significativo è subito visibile, nella bulimia non essendoci il calo di peso, si maschera più facilmente il disagio, caratterizzato da abbuffate (in solitudine) e vomito, mentre diventa più evidente la mutazione dello stile vita, diventando facilmente irritabile, triste ed autoisolandosi.

  • Quanto la famiglia è responsabile di un D.A.?

Anche se non è corretto colpevolizzare la famiglia, sicuramente fattoti di rischio importanti per lo sviluppo di un D.A. in un/una figlio/a sono certamente dei modelli comunicativi problematici, relazioni difficili all’interno del nucleo familiare fino a veri e propri disagi affettivi nella coppia genitoriale con inevitabili ripercussioni sui figli; per quanto alla nostra osservazione le famiglie si presentano già problematiche o addirittura travolte da D.A. Tuttavia, è opportuno ripetere che la famiglia è anche una insostituibile risorsa terapeutica; infatti, la stessa deve essere aiutata a comprendere cosa ha causato lo sviluppo di un D.A. nei propri figli, senza paura dello stigma, e cosa può fare per non alimentare la malattia e favorire il processo di cambiamento, accettando essa stessa di “mettersi in gioco”.

  • E’ vero che i D.A. si manifestano soprattutto nelle ragazze?

E’ vero; per quanto negli ultimi anni queste malattie colpiscono sempre più frequentemente anche i maschi. Tuttavia, sono molte le ragioni perché i D.A. sono più frequenti sono più frequenti nelle donne: innanzitutto i fattori socio-culturali: è noto, infatti, come per la donna il tema del corpo, inteso come magro e bello, sia fondamentalmente come strumento di comunicazione e di affermazione. Sul piano strettamente psicologico l’A.N. può anche essere considerata come un estremo tentativo del rifiuto dell’identità femminile, racchiusa nei tradizionali ruoli. la perdita del ciclo mestruale, inoltre, rappresenta per alcune una regressione rispetto ad una maturazione e all’assunzione di una identità sessuale per la quale la ragazza si sente impreparata. a tutto questo bisogna aggiungere il rifiuto verso modelli educativi o conflittuali, che come abbiamo visto in precedenza, fanno da fattore scatenante nella comparsa del disturbo.

  • Si può morire di A.N. e/o di B.N.?

Purtroppo si. Per quanto, nel corso degli ultimi decenni , la mortalità si è molto ridotta grazie alle cure. Statisticamente la mortalità è meno elevata nella B.N. rispetto alla A.N. In quest’ultima, studi recenti riportano una mortalità dello 0,5% annuo; una percentuale che indica che dopo 20 anni di malattia il 10% dei pazienti è deceduto. Una frequenza 12 volte più elevata rispetto a quella che si  registra nei pazienti di pari età.